Rispondetemi, vi prego. Voglio sapere se anche per voi è lo stesso. Questo strano senso di colpa, come se si rubasse qualcosa a qualcuno.
Quando ammirate paesaggi meravigliosi. Quando tutti i sensi sono compartecipi dell’emozione del momento in un tripudio di frizzanti stimoli. Quando il silenzio acuisce l’assenza di distrazioni. Quando percepite la gradevole frescura dei sassi a terra al vostro passaggio. Quando profumi inebrianti si mescolano tra loro in infiniti intrecci di delizia. Ma soprattutto quando si manifestano paesaggi magnificenti attorno a voi: spiagge di sabbia bianca da una parte e dorata dall’altra, prati verdi e tondeggianti sculture. Ecco, in quel preciso istante, non affiora in voi la tentazione di soddisfare l’ultimo senso rimasto inappagato? Non “vi mangereste tutto quanto” per suggellare la magia e l’abbondanza di quel mirabile ritaglio di vita? E non vi sentite al tempo stesso assaliti da una strana reticenza, come una specie di tacito monito a fermarvi, un altolà, un severo stop. Come se tutti i sensi, con la sola eccezione del gusto, avessero il sacrosanto diritto di godere delle meraviglie del creato, ma fossero in qualche modo violate, se… mangiate.
Rispondetemi, vi prego. Voglio sapere se anche per voi è lo stesso.
Da tutta la vita mi chiedo se questa sensazione sia solo mia o largamente condivisa. Non convenite con me che il sacrilegio in quei momenti sarebbe casomai il contrario, ossia ignorare tanta copiosa bellezza? Io lo sto vivendo ora. Attorno a me sacche di farina bianca da una parte e di mais dall’altra, distese di verdura fresca e poderose forme di formaggio dell’alpe. Rispondetemi, vi prego. Voglio sapere se anche per voi è lo stesso.
(un topolino nel grotto)