Non lasciate mai una scacchiera vicino a un pianoforte. Questa ingenua iniziativa potrebbe scatenare conflitti inimmaginabili. Ieri mio zio, che come me fa l’antiquario, mi ha raccontato una storia assolutamente incredibile con prove alla mano. Pare che una settimana fa, a pochi minuti dalla chiusura del negozio, egli abbia lasciato il suo dittafono nero accidentalmente acceso su una poltrona bianca che stava commentando in vista di una prossima vendita. Questo è il suo abituale e stravagante sistema di promemoria. Io faccio lo stesso mestiere, ma preferisco prendere appunti in modo tradizionale e avere tutto nero su bianco.
Ma arrivando al punto, la mattina seguente si è accorto che il dittafono aveva inciso per qualche ora l’apparente silenzio del negozio dopo la sua uscita. Ebbene, in modo del tutto inspiegabile, su quel nastro sono stati registrati dei dialoghi decisamente non umani. E l’unica spiegazione, per quanto razionalmente inaccettabile, è che… il vecchio pianoforte a coda al centro del salone e la sontuosa scacchiera posta su di esso abbiano discusso fino a notte fonda su questioni di “tonalità”. Questo un estratto di quanto inciso sul nastro:
“se parlo di re bianco tu pensi sempre che si tratti di una delle tue note. È davvero insopportabile”
“io sono intelligenza musicale, creatività; per me non è tutto solo bianco o nero”
“io sarò rigida, ma garantisco equità cromatica con lo stesso numero di pedine. Non si può certo dire lo stesso dei tuoi ottantotto tasti”
“in realtà più garantista e equo di me non c’è nessuno e non esiste al mondo armonia più equilibrata di quella prodotta dal lavoro di squadra dei miei tasti. Iniqua sarai tu, con i tuoi sedici elementi distinti per colore”
Non lasciate mai una scacchiera vicino a un pianoforte. Me lo ha detto mio zio…